Claudio Serena ha iniziato per noi una rubrica in cui parla di videogiochi e cose da nerd vero: questa è la prima puntata.
Non lo sapevo, ma la città di Pordenone è gemellata da 25 anni con quella di Okawa (Giappone). Sta di fatto che nella Biblioteca Civica della mia città fino a stasera, 18 Aprile 2013, ore 19.00, ci sono in mostra i disegni dei bambini di Okawa. Credo sia la più bella mostra che io abbia visto quest’anno.
{continua a leggere il pezzo di Sara Pavan}
Cari lettori di inutile, vi presento la traduttrice di Franzen.
Ecco, immagino che pochi modi di iniziare un’intervista ti potrebbero infastidire di più. Il fatto è che hai tradotto così tanta roba (Smith, Means, Diaz, Englander, Hempel) che non saprei proprio da dove iniziare. Facciamo che alla traduzione ci arriviamo tra qualche domanda (e prometto che su Franzen non ti chiederò più di un paio di cose). Quindi: quali sono i tuoi interessi, oltre alla traduzione/letteratura? Come passi il tempo?
”E sempre sui Perturbazióne, la video intervista che facemmo loro in occasione dell’uscita di Del nostro tempo rubato.
Io aspettavo quel disco, di un’attesa sincera: perché in ogni album dei Perturbazióne c’è sempre un pezzo che mi si infila tra le costole e che finisce dritto nella playlist delle canzoni che mi accompagneranno per sempre. Era successo con Agosto di In Circolo, con Se mi scrivi di Canzoni allo specchio, con Un anno in più di Pianissimo Fortissimo e con Del nostro tempo rubato del disco omonimo.
{continua a leggere la recensione di Danilo Deninotti}
Yuanyuan Yang

Avete visto che bella copertina sfoggiamo nel #53? È di Yuanyuan Yang: date un’occhiata alle sue opere sul suo sito o sul suo Tumblr.
{Sì, siamo andati un po’ lunghi: sì, è il numero di aprile: sì, è bello e più bello ancora. Come sempre, è riservato ai nostri soci: per diventare socio e riceverlo in abbonamento, in versiona cartacea o digitale, dai un’occhiata a questa pagina.}
editoriale
La copertina di questo numero è un arcobaleno per noi e per voi: per quelli che sono stanchi e abbattuti, la siamo andati a recuperare direttamente da Yuanyuan Yang, artista cinese che lavora a New York. L’abbiamo scelta perché abbiamo bisogno di quell’arcobaleno, noi e voi: e perché per racchiudere i pezzi di questo numero nient’altro ci è sembrato migliore.
C’è Gianluca Nativo col suo racconto in grado di saltare da qui a là senza farti mai fermare; c’è Francesca Ballarini con la sua Ninopoli, che c’ha fatto innamorare; c’è Marco Montanaro che ci ha fatto riflettere, come sempre fa lui; c’è Fabio Deotto che cerca di metabolizzare lo scioglimento dei Mars Volta; c’è la Micronarrativa di Andrea Maggiolo, come sempre; c’è Andrea Pomella che si fa torturare dalle nostre domande riguardo quell’argomento tabù che sono i soldi nel mondo editoriale.
E c’è l’arcobaleno. Di altro, non avete bisogno. E neanche noi.
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No, io non ci sto, adesso non possono parlare tutti di Filthy Frank per la cosa meno interessante che ha fatto, per un video che reputo talmente poco rappresentativo della sua opera che non lo nominerei nemmeno, se non fosse l’unico motivo per il quale pure il Corriere della Sera cita il mio idolo. Filthy Frank non può passare alla storia del web per aver dato inizio alla diffusione virale di Harlem Shake, io questo non lo accetto.
